La storia dell’UEFA – 2

Quando la UEFA venne istituita, il suo compito era quello di operare in nome delle associazioni nazionali europee per promuovere il calcio e per creare una certa unità all’interno della comunità calcistica europea. Allora si contavano 25 associazioni nazionali; ora, dopo i cambiamenti politici di cui siamo stati testimoni nell’Europa dell’Est, le associazioni appartenenti alla UEFA sono ben 51. Con l’emergere di questi nuovi Paesi, sono nate nuove associazioni, squadre nazionali e società calcistiche, e questo ha comportato l’ampliamento delle numerose competizioni della UEFA. Tale costante espansione ha avuto quindi come effetto la continua e regolare introduzione di nuove competizioni (la Coppa Intertoto UEFA nel 1995 ed un Campionato Femminile Under 18 nel 1997/98).

La UEFA, estendendosi sempre di più, ha optato per una diversificazione che mira a promuovere dei miglioramenti all’interno del mondo calcistico europeo attraverso regolari corsi di formazione per allenatori e arbitri, e conferenze per funzionari di associazioni nazionali. La UEFA può contare oggi su numerosi comitati permanenti nonché su gruppi di lavoro ed organi di esperti che studiano il gioco, discutono, prendono decisioni, pubblicano raccomandazioni e suggeriscono innovazioni per il futuro.

Dato che il calcio è diventato un grande business con circa 1000 partite disputate ogni stagione nell’ambito delle competizioni UEFA, l’organizzazione si è mossa per assicurare che gli enormi proventi generati dalle sue attività vengano reinvestiti nel gioco a tutti i livelli. Sono stati conclusi significativi accordi sui diritti di trasmissione con le organizzazioni radiofoniche, televisive e con gli altri mass media e sono state messe a disposizione sovvenzioni a favore delle associazioni nazionali. Inoltre, la UEFA ha fatto molto per incoraggiare un comportamento sportivo in campo e fuori, attraverso le sue campagne in atto sul Fair Play. La UEFA sta operando in prima linea anche per migliorare la sicurezza durante le partite, soprattutto in seguito al disastro dello Stadio Heysel in Belgio nel 1985, attuando in tutti gli incontri UEFA severe misure di sicurezza e disposizioni che garantiscano un posto a sedere a tutti gli spettatori.

In questo decennio si è assistito ad un processo di integrazione all’interno dell’Europa Occidentale che ha comportato l’intensificazione dei contatti fra la UEFA e l’Unione Europea in numerosi settori, comprese le trasmissioni televisive internazionali. E, in quello che può essere considerato lo sviluppo più significativo degli ultimi anni, la sentenza Bosman della Corte Europea di Giustizia nel 1995 ha obbligato la UEFA, e quindi il calcio nel suo insieme, ad attuare dei cambiamenti ad ampio raggio nella regolamentazione e nei controlli durante le trasferte internazionali, nonché durante l’inserimento di giocatori stranieri da parte delle società calcistiche.

Più di 40 anni dopo la sua istituzione, la UEFA è cresciuta ed ha visto il suo staff aumentare da tre persone a più di cento; ha quindi trasferito la sua sede da Berna ad un nuovo quartier generale costruito appositamente a Nyon, sulle sponde del Lago di Ginevra, inaugurato il 22 settembre 1999. Nonostante questa espansione, l’obiettivo dell’organizzazione rimane invariato. Si tratta di un’autorità che può operare solamente in armonia con le richieste delle associazioni a lei affiliate. È però diventata anche il custode del calcio in Europa che protegge e coltiva lo sport a tutti i livelli, dalle grandi stelle del panorama calcistico alle migliaia di persone che giocano a calcio semplicemente per divertirsi.